Confraternita di San Giuseppe

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Istituzione 19 marzo 1866
piazza Vittorio Emanuele - 00020 Jenne (Rm)

Priore Gianni Graziosi

Non si vorrebbe dare neppure il più lontano sospetto di demagogia, ma è un fatto che il capo di quella che vien chiamata giustamente "Sacra Famiglia" fu un operaio. Un operaio, non un generico lavoratore; un vero e proprio operaio, anzi un artigiano del paese; cioè un falegname, che in Palestina significava anche fabbro. Il falegname era quello che costruiva strumenti di legno e di ferro, mobili casalinghi e oggetti d'uso.
San Giuseppe era dunque un artigiano di paese, un uomo con le mani ruvide e callose; un nazareno di vita semplice, oscura ed anche dura, per quanto discendente da David, e perciò di stirpe regale.

Re David, che a buon conto era stato pastore, si trovava dunque alla radice dell'albero genealogico in cima al quale ora si trovava l'operaio Giuseppe.
Un operaio che non si vergognava della sua condizione, perché si può essere stirpe di Re e buoni operai, senza per questo sentirsi ne decaduti né tanto meno umiliati. Come falegname, Giuseppe educò Gesù al lavoro, insegnandogli il proprio mestiere; maestro al figlio adottivo, tanto che quando Gesù, tornato a Nazaret, si mise, di Sabato, a insegnare nella Sinagoga del proprio paese, tutti ne rimasero stupiti. E dicevano: "Come sa queste cose? Chi gli dà tanta sapienza? E come può far miracoli con le sue mani? Non è costui il falegname, figlio del falegname Giuseppe?".
Non avevano torto, perché Giuseppe aveva dato alle mani di Gesù la capacità del lavoro, ma non quella del miracolo. Gli aveva insegnato a lavorare onestamente, non a predicare. Non per nulla Giuseppe è il personaggio più silenzioso del Vangelo. Nessun Evangelista riporta una sua parola. Egli tace sempre. E obbedisce. All'occorrenza, è Maria che parla anche per lui, nominandolo, con rispetto di sposa, per prima, come quando, dopo aver ricercato ansiosamente il figlio disperso, gli dice, ritrovandolo fra i dottori del Tempio: "Vedi, tuo padre ed io, tutti in pena, ti cercavamo". Il padre, prima, perché egli rappresenta l'autorità. Per quanto modesto falegname, per quanto padre putativo, Giuseppe era sempre il capo della Sacra Famiglia, padre che non ha bisogno di parlare, per farsi valere; che non ha bisogno d'imporsi, per essere obbedito. Basta l'esempio, ch'egli dà anche al Figlio divino.
L'esempio della rettitudine, dell'onestà, della fedeltà alla parola di Dio, dell'obbedienza ai consigli degli Angioli. Un uomo giusto. Ecco la definizione di Giuseppe, il falegname di Nazaret. Ma che meraviglioso esemplare di uomo giusto aveva dovuto trovare Dio in questo operaio, se lo diede come padre e custode a Gesù; anche come maestro di vita, negli anni della giovinezza! Che ricchezza di virtù doveva avere questo silenzioso e laborioso uomo, per essere sposo dell'Immacolata, compagno della Vergine e sostegno della Madre di Dio!

I Vangeli canonici non tessono di Giuseppe nessun elogio particolare. La lode maggiore è sottintesa nei compiti a lui affidati. Ma nei Vangeli apocrifi, dettati, non dallo Spirito Santo, ma dall'umano desiderio di particolari capaci di soddisfare il sentimento 'e la fantasia, si trovano episodi pieni di delicata poesia. Così la tradizione popolare immagina Giuseppe in gara con gli altri giovani del paese, per ottenere la mano della Vergine. Egli viene prescelto, perché nelle sue mani callose di onesto operaio fiorisce la mazza, che agli altri aspiranti rimane arida e secca.
L'episodio leggendario ha un significato simbolico non soltanto poetico, ma anche mistico, perché San Giuseppe rappresenta così l'uomo giusto, l'operaio onesto che s'apre docilmente alla Grazia. Se il vecchio tronco della famiglia regale sul quale fiorisce silenziosamente il primo fiore delle virtù, al primo sole della Redenzione.
E non c'è corona di Re, non c'è bastone di condottiero, che possa uguagliare quella mazza fiorita nelle mani callose dell'onesto e giusto falegname di Nazaret, scelto da Dio come compagno della Vergine Immacolata e come custode del suo Figlio divino.

Sposo della B. V. Maria, Confessore del I secolo
(tratto da: Bargellini Piero, I santi del giorno, Valecchi Editore, Firenze 1959, p. 157)


Statuto

Art. 1

La Confraternita di San Giuseppe, fondata in Jenne (RM) nel 1866, annessa alla Parrocchia di S. Andrea, è un’associazione pubblica di fedeli eretta attualmente con decreto dell’Abate-Ordinario Dom Mauro Meacci o.s.b., in data 19 marzo 1996.
Essa è un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto in quanto ha fine di culto riconosciuto con decreto del Capo dello Stato ai sensi dell’Art. 77 del R.D. 2 dicembre 1929 – n. 2262.

Art.2

La Confraternita ha come fini principali la santificazione dei confratelli, l’esercizio del culto pubblico e la promozione di opere di carità fraterna.
Per realizzare tali fini la Confraternita si propone in particolare di:
a) vivere come aggregazione ecclesiale che aiuta i confratelli a realizzare pienamente la propria vocazione cristiana mediante un’intensa vita spirituale e un’efficace attività apostolica;
b) promuovere iniziative per la formazione permanente dei soci in campo religioso;
c) dare incremento alle manifestazioni del culto pubblico e della pietà popolare, soprattutto nelle feste tradizionali;
d) favorire l’unione fraterna di persone aventi un vincolo di comune origine, di categoria o di lavoro, in modo di poter assumere un impegno nell’apostolato di ambiente;
e) promuovere iniziative di carattere educativo, culturale, di assistenza e di accoglienza in forme varie, sempre in spirito di carità fraterna e tenendo conto delle necessità locali e del progetto pastorale diocesano.
La Confraternita può svolgere attività diverse da quelle di religione o di culto, a norma dell’Art. 15 delle norme approvate con il Protocollo del 15 novembre 1984 tra l’Italia e la Santa Sede.

Art. 3

La Confraternita è sottoposta, a norma del diritto canonico, alla giurisdizione dell’Ordinario della diocesi di Subiaco (RM). Essa promuove rapporti di fraternità e collaborazione con le altre associazioni di fedeli e con gli organismi ecclesiali della diocesi.

Art. 4

Possono far parte della Confraternita come confratelli i fedeli di maggiore età che si propongono di perseguire i fini della medesima e si impegnano a rispettarne lo statuto.
Sono soci aggregati coloro che in qualsiasi modo partecipano alle attività della confraternita.
Il Direttivo della Confraternita accetterà secondo lo statuto coloro che vi vorranno fare parte avendo raggiunto la maggior età. Tutti coloro, che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età possono essere accettati come
confratelli ordinari, secondo quanto segue:
· non hanno diritto al voto;
· non debbono versare le quote previste dallo statuto e dal regolamento fino al compimento della maggior età.
I confratelli vengono suddivisi in: ordinari; aggregati onorari e sostenitori.
a) sono ordinari, tutti coloro che vi fanno parte secondo statuto; la loro posizione, inoltre, è ordinata dal seguente regolamento e godono di diritti e doveri nella forma piena. Per forma piena si intende, il voto e il versamento della quota annua.
b) sono aggregati, coloro, che in qualsiasi modo partecipano alle attività della confraternita.
c) sono onorari, tutti coloro che pur non essendo ordinari e aggregati si sono distinti nella partecipazione attiva alla vita della comunità. Il direttivo della Confraternita, può proporre consultivamente, nominativi di persone che si sono distinte in tale opera al prevosto della parrocchiale di S. Andrea in Jenne.
d) sono sostenitori, tutti coloro che versano volontariamente contributi a favore delle iniziative previste dallo statuto e dal regolamento.

Art. 5

L’ammissione dei soci effettivi è deliberata dal Consiglio Direttivo, previa domanda dell’interessato con la commendatizia di un confratello, dopo un periodo di prova stabilito dallo stesso Consiglio Direttivo.
L’ammissione dei soci aggregati è deliberata dal Priore.
Secondo lo statuto all’articolo 5 il periodo di prova previsto dal presente regolamento è di mesi 12. Il Consiglio Direttivo trascorso tale periodo in riunione straordinaria deciderà l’ammissione del nuovo confratello.
Il confratello accettato dovrà provvedere a proprie spese l’acquisto dell’abito proprio della confraternita, formato da un camice beige sormontato da una mozzetta di colore rosso porpora.

Art. 6

I confratelli hanno il dovere di condurre esemplare vita cristiana, di partecipare alle attività apostoliche della Confraternita, di pagare la quota annuale di iscrizione e di tenere un comportamento corretto sotto ogni aspetto che non contrasti con le finalità della Confraternita. La vita cristiana e l’impegno apostolico sono alimentati dalla lettura della Sacra Scrittura, dalla celebrazione della Liturgia delle Ore o dalla recita del Rosario, dalla partecipazione frequente ai sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione.
Ogni confratello dovrà versare al camerlengo la somma di lire 60.000 annue. Tale somma può essere versata in unica soluzione oppure ripartita a lire 5.000 versate ogni fine mese.
Il presente regolamento intende per anno solare i mesi che intercorrono tra le due festività del santo.
La somma annuale può variare con l’approvazione dell’assemblea generale.
In caso di necessità, si possono fare collette straordinarie.

Art.7

I soci cessano di appartenere alla Confraternita:
a) per dimissione volontaria. I confratelli si considerano implicitamente dimissionari in caso di assenza continuata per un anno e mancato pagamento della quota annuale;
b) per dimissione deliberata dal Consiglio Direttivo. Il socio dimesso può ricorrere contro la delibera di dimissione all’Ordinario diocesano.

Art. 8

Gli organi della Confraternita sono: l’Assemblea, il Consiglio Direttivo, il Priore.
Gli officiali della Confraternita sono: il Vice Priore, il Segretario, il Provveditore, il Camerlengo.
a) La confraternita è governata ordinariamente da un consiglio direttivo formato dai seguenti membri: il priore, il vice-priore, il segretario, il camerlengo e il provveditore. Il regolamento interno, però, prevede che vi fanno parte del consiglio direttivo anche 5 consultori.
b) La nomina degli officiali viene fatta dai confratelli in assemblea generale. Hanno diritto al voto, solo coloro che hanno compiuto la maggiore età e sono in regola secondo lo statuto e il regolamento. Per la validità delle elezioni coloro che sono stati eletti devono essere approvati dall’Ordinario diocesano.
c) L’elezione viene fatta a scrutinio segreto.
d) Gli officiali, restano in carica per tre anni. Possono essere rieletti per un doppio mandato nello stesso ufficio. In altri uffici però possono essere eletti.
Qualunque ufficio vacante sarà sostituito con una elezione a norma dello statuto; l’eletto però resterà in carica fino al compimento del triennio iniziato dal predecessore.

Art. 9

L’Assemblea, composta di tutti i confratelli soci effettivi, è il supremo organo deliberativo della Confraternita. Essa è convocata ordinariamente dal Priore una volta l’anno per verificare l’andamento della vita della Confraternita, approvare la relazione del Priore e il rendiconto economico, esaminare le linee direttive proposte dal Consiglio e approvare le norme regolamentari.
L’Assemblea può essere convocata in seduta straordinaria su richiesta del Consiglio Direttivo, di un decimo dei confratelli o dell’Ordinario diocesano.
La convocazione deve essere fatta a mezzo avviso con indicazione dell’ordine del giorno affisso nella sede almeno dieci giorni prima della data fissata.
Ogni confratello può essere latore di non più di due deleghe di altri confratelli.
L’Assemblea è valida, in prima convocazione, con la presenza di persona o per delega di almeno la metà dei confratelli; in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei confratelli presenti o rappresentati.

Art. 10

Il Consiglio Direttivo è composto dal Priore e dai quattro officiali della Confraternita, tutti eletti dall’Assemblea per un triennio. Venendo a mancare uno degli officiali, il Consiglio stesso elegge un supplente che resta in carica fino al termine del triennio.

Art. 11

Il Priore dirige la Confraternita nel rispetto dello statuto, ne ha la rappresentanza legale e provvede all’ordinaria amministrazione.
Il Priore eletto inizia l’esercizio del suo ufficio dopo la conferma dall’Ordinario diocesano. Il Priore può essere rimosso dall’ufficio con decreto dell’Ordinario diocesano in presenza delle cause previste dalle disposizioni canoniche.

Art. 12

Il Vice Priore collabora con il Priore e lo sostituisce in caso di assenza. Venendo a mancare per qualsiasi causa il Priore, il Vice Priore assume le sue funzioni fino al termine del triennio.
Il Segretario redige i verbali dell’Assemblea e del Consiglio e conserva il libro dei soci e dei verbali.
Il Provveditore cura la sede e i beni della Confraternita.
Il Camerlengo ha l’amministrazione contabile e prepara il rendiconto annuale.

Art. 13

Il Consiglio Direttivo sì riunisce ordinariamente ogni tre mesi per deliberare su qualsiasi punto relativo alla vita della Confraternita che non sia di competenza dell’Assemblea.
Il Consiglio Direttivo delibera gli atti di straordinaria amministrazione. Gli atti di straordinaria amministrazione previsti dal codice di diritto canonico, integrato dalle delibere della Conferenza Episcopale Italiana e dal decreto dato dal Vescovo diocesano ai sensi del can. 1281, devono essere autorizzati dalla competente autorità ecclesiastica. Occorre inoltre la licenza della Santa Sede per gli atti il cui valore superi la somma massima fissata dalla C.E.I. o aventi per oggetto beni di valore storico o artistico o donati alla chiesa ex voto.
Per amministrazione ordinaria si stabilisce nel presente regolamento che il camerlengo può disporre di lire un milione per spese di ordinaria amministrazione, sentito il parere del priore; per spese la cui somma eccede quanto suddetto, va riunito il consiglio direttivo. Per somme superiori i cinque milioni, va sentita l’assemblea generale. Per le somme superiori ci si regola secondo il libro V del Codice di Diritto Canonico.

Art. 14

Il Direttore Spirituale viene nominato dall’Ordinario Diocesano. Ordinariamente è l’Arciprete della parrocchia di s. Andrea in Jenne. I compiti del Direttore Spirituale sono:
a) curare l’incremento della vita spirituale dei confratelli con apposite catechesi, impartite personalmente o da altra persona idonea.
b) benedire e imporre l’abito ai nuovi confratelli.
c) esaminare l’idoneità e le qualità morali dei postulandi.
d) vigilare sull’andamento spirituale e morale dei confratelli.

Art. 15

Il patrimonio della Confraternita è costituito dalle quote annuali dei soci, dal ricavato di eventuali attività associative e da eventuali oblazioni o contributi di soci o di terzi
L’amministrazione del patrimonio è regolata dai canoni del libro quinto del codice di diritto canonico.
La Confraternita non ha fine di lucro. Tutte le prestazioni dei confratelli nei confronti della Confraternita sono gratuite. È vietato distribuire ai confratelli anche in modo indiretto utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita della Confraternita. Il rendiconto economico e finanziario deve essere approvato ogni anno dall’Assemblea e presentato all’Ordinario diocesano. La quota o contributo associativo è intrasmissibile e non rivalutabile.

Art. 16

La Confraternita si estingue se viene legittimamente soppressa dal Vescovo diocesano o se ha cessato di agire per lo spazio di cento anni.
In caso di estinzione della Confraternita il suo patrimonio sarà devoluto ad altro ente ecclesiastico civilmente riconosciuto indicato dal Vescovo diocesano, seguendo la procedura prevista dall’art. 20 delle norme approvate con il Protocollo del 15 novembre 1984 tra l’Italia e la Santa Sede.

Art. 17

In presenza di speciali circostanze, ove gravi ragioni lo richiedano, il Vescovo della diocesi di Subiaco (RM) può nominare, ai sensi del can. 318, § 1 del codice di diritto canonico, un commissario che in suo nome diriga e rappresenti temporaneamente la Confraternita, in sostituzione degli organi statutari, con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Art. 18
Per quanto non previsto nel presente statuto valgono le norme del diritto canonico e le leggi italiane in quanto applicabili agli enti ecclesiastici.
a) La vestizione dell’abito avverrà ogni anno nella festa propria della confraternita, dopo che il nuovo confratello sarà stato accettato come previsto dallo statuto e dal presente regolamento.
b) Non si accettano nella confraternita persone che a priori non intendano vestire l’abito proprio della confraternita nelle ricorrenze stabilite. Dette ricorrenze sono:
· Nei giorni della festa propria del Patrono San Giuseppe.
· Alla processione del Corpus Domini.
· Alla processione del Venerdì Santo.
· In ricorrenze particolari, non previsti dal presente regolamento, previo avviso.
d) Per ogni confratello defunto il camerlengo si impegnerà a far celebrare dieci Sante Messe; i confratelli accompagneranno la salma in corteo verso il cimitero vestendo l’abito.
e) L’abito del confratello defunto deve essere posto sulla bara durante la celebrazione del rito delle esequie; lo stesso può essere conservato dalla famiglia in ricordo del defunto o devoluto alla confraternita che lo destinerà ad altro fratello o parente che voglia iscriversi alla confraternita.
Ogni anno nella Festa del Patrono San Giuseppe sarà celebrata una Santa Messa per i confratelli defunti e i loro parenti. Il camerlengo verserà la quota dovuta per la Santa Messa.

Confratelli

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FOTO DELLA CERIMONIA DEL GIORNO DELLA FESTA 19 MARZO 1981

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FOTO DELLA CERIMONIA DEL GIORNO DELLA FESTA 19 MARZO 2000
BENEDIZIONE DEL NUOVO PRIORE VOLPI GIANNI

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ELENCO DEI CONFRATELLI

aggiornato al 19. 10. 1999

 

Volpi Gianni (Priore)
Lauri Fulvio (Vice-priore)
Lauri Maria Paola (Segretaria)
Callori Giuseppe
Camilli Maria
Caponi Patrizia
Colaceci Antonio
De Angelis Benedetto
De Luca Iside
Flamini Angelo
Fratticci Giuseppe
Fumi Otello
Graziosi Marcello
Lauri Angelica
Lauri Domenica
Lauri Domenica
Lauri Gregorio
Lauri Luigia
Lauri Paolo
Lauri Simone
Magliacca Umberto
Massimi Silvio
Pacchiarotti Giuseppa
Passeri Aurelio
Petrella Edoardo
Politino Sr. Maria
Renzi Roberto
Rossi Angelo
Saccà Gaetano
Toselli Enzo
Volpi Enzo

 

 

Feste e tradizioni

Cenni storici sulla festa di S. Giuseppe

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Dal 1866 ad oggi, la comunità religiosa e civile, di Jenne, paesino dell'Alta valle dell'Aniene, rivive ogni anno, una tradizione assai singolare, tramandata da padre in figlio e da generazioni a generazioni: è la festa di S. Giuseppe, Patriarca e compatrono insieme a san Rocco di Jenne. A dare lustro a questa ricorrenza, si trovano impegnati i membro della confraternita di S. Giuseppe, anticamente chiamata Congregazione del Patriarca san Giuseppe; e in seguito Congrega, ma i vari ammendamenti che gli statuti hanno ricevuto, le trasformazioni sociali, il Codice di Diritto Canonico che li accomuna ad Associazioni Pubbliche di Fedeli, trova la sua ultima dicitura in Confraternita di S. Giuseppe.

Essa è retta da uno statuto, debitamente compilato in ogni sua parte e approvato dall'autorità Ecclesiastica, cui spetta la completa vigilanza, delegata immediatamente al Direttore Spirituale che ordinariamente, è il Parroco pro-tempore della Parrocchiale di S. Andrea Apostolo, e da un organo direttivo, composto dal Priore, Vice-priore, cassiere, esattore, avvisatore e consiglieri. I festeggiamenti in onore del Santo, sono sempre accompagnati da un triduo di preparazione, cui tutti i membri della confraternita sono tenuti a parteciparvi, e solitamente anche i non residenti, ogni anno trascorrono i giorni di festa nel paese di Jenne per tale ricorrenza. Gli usi e i costumi sono molto rappresentativi sia nel segno definitivo, che è il tradizionale abito di S, Giuseppe indossato dai confratelli, sia del rituale che ogni anno vede protagonisti due dei confratelli, tirati a sorte che fanno i così chiamati "onori di S. Giuseppe".

Ciò consiste nel poter tenere per l'intero anno nella propria abitazione una statuina del santo, in un altarino debitamente allestito della famiglia, di uno dei confratelli, mentre un secondo custodisce un bastone - oggi in metallo - di S, Giuseppe, sormontato da una statuina del santo, che porterà lungo il tragitto dalla propria abitazione all'altra, e tutti insieme i confratelli , poi, si recheranno nella Chiesa Parrocchiale, per i consueti riti della celebrazione della Messa e il triduo in onore del Santo. Ma non è finita qui. Un particolare che ormai viene anche tramandato e la tradizionale "tavola di S. Giuseppe", dove la Famiglia che ospita la statuina mette a disposizione di tutti i confratelli intervenuti, in onore del santo e per festeggiare l'evento, dove i trova ogni sorta di specialità tipica del luogo, dai dolci, alle pizze salate, a tipici del luogo alle fragranze e aromatici liquori preparati in casa.

La famiglia inoltre si impegna a consegnare ad ogni confratello un pacco regalo, dal contenuto simile a ciò che si è banchettato, di modo che il confratello tornando nella propria casa possa condividere con i famigliari quanto nel giorno di festa del santo si è fatto. Certamente ciò di antica tradizione, si faceva proprio per sfamare i poveri, ecco perchè san Giuseppe è invocato come padre della Divina provvidenza, e aiuto dei poveri, e la "tavola di S. Giuseppe" era proprio la condivisione che con i poveri della comunità veniva fatta, in occasione della festa, di modo che tutti in quella giornata avesse il necessario per sfamarsi.

Il tempo passa e certamente , molto di tutto ciò si è perso, però gli usi e le tradizioni in questi piccoli paesi vengono ancora mantenuti. Essi rappresentano motivo di condivisione, di amicizia, di fraternità che attorno alla festa popolare ci si riunisce e si fa festa. Nello stesso tempo, ciò che è stato raccolto, in offerte e in denaro durante la festa, viene devoluta ai poveri.

 

JENNE, RICORDA IL 150° DELLA COSTITUZIONE

DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIUSEPPE (1866-2016)

            Il 20 marzo 2016, Domenica delle Palme, presso la Chiesa Parrocchiale Sant’Andrea Apostolo in Jenne (RM), nell’omonima parrocchia appartenente alla Diocesi Tiburtina, alla presenza del Vescovo Mauro Parmeggiani si sono conclusi i festeggiamenti per il 150° della costituzione della Confraternita del Patriarca San Giuseppe, con la celebrazione dei vespri solenni. Sulla scia della festività dedicata al padre putativo di Gesù, il Parroco Don Gaetano Maria Saccà, ha alternato, cantando, sotto la presidenza del Vescovo, il solenne vespro, assieme agli appartenenti dell’antica e nobile confraternita. Ad animare la celebrazione in modo eccellente, è stata la corale “Francesco Mannelli” di Tivoli, diretta dal M° Manuele Orati.

            Il Vescovo, commentando la lettura breve vesperale, anche in qualità di responsabile nazionale delle Confraternite d’Italia per conto della CEI, ha ricordato le tre parole d’ordine che il Santo Padre Francesco ribadì nel 2013 in occasione del raduno nazionale in Piazza San Pietro: evangelicità,ecclesialità e missionarietà, alle quali ha aggiunto la parola “Carità”, atteggiamento   concreto dell’amore di Dio verso i poveri, che da sempre contraddistingue le confraternite. Tali parole sono state rivolte ai membri della congrega, spronando i presenti a perseverare nella cura spirituale di se stessi, e nell’annuncio semplice e gioioso del Vangelo di Gesù nelle attività quotidiane ed in quelle associative. “Celebrare 150 anni di vita - ha aggiunto - è un traguardo che deve essere festeggiato, ma con lo sguardo non diretto al passato, ma al presente della nostra mutevole e complessa società, bisognosa dell’amore e della misericordia di Dio”.

           La gioia del Vescovo Mauro è stata raccolta con entusiasmo dal Parroco, il quale a nome suo e della comunità, ha ringraziato di cuore Sua Eccellenza per non essersi risparmiato nel raggiungere la comunità jennese, in una domenica particolare come quella delle Palme, esprimendogli i sentimenti più più veri e sinceri per aver dimostrato di avere a cuore questo suo piccolo e lontano gregge montano. “La presenza della corale diocesana - ha sottolineato ancora don Gaetano - delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore, delle persone che vivono nella frazione di Arci di Tivoli, ma oriundi di Jenne, esprimono l’unità e l’universalità della Chiesa, dove i cristiani, pur se distanti geograficamente, sono riuniti da sentimenti d’affetto, d’amore e digratitudine gli universo gli altri.

Jenne, all’estremo confine orientale della diocesi, come molteplici comunità, negli anni ha subìto il flusso migratorio di chi si è dovuto spostare per esigenze lavorative; tali necessità però non hanno impedito alle persone di tornare in quel paese natìo con ancora più entusiasmo, soprattutto nei momenti celebrativi più importanti e sentiti, quando la comunità ecclesiale, si riunisce intorno al proprio Pastore.

“Citando Sant’Ignazio di Antiochia – continua don Saccà – Dove compare il Vescovo, là sia la comunità, come là dove c'è Gesù Cristo ivi è la Chiesa…ecco perché alla presenza Vescovo, i cristiani possono esprime la vera unità pericòtica trinitaria, ossia la perfezione dell’Amore evangelico.

Nella successione apostolica, il garante di questa unità è il Vescovo, dal quale il cristiano quotidianamente attinge a piene mani l’inesauribile energia del Cristo.

Il “Qui bene cantat bis orat” agostiniano, è stato il sentito grazie alla Corale, la quale è stata realmente partecipe e protagonista di quello spirito di unità che la musica sa creare e diffondere.

            La celebrazione si è conclusa con il cambio di guardia dal confratello Fulvio Lauri, addetto alla cura ed alla custodia della statuetta di San Giuseppe, al confratello Paolo Lauri,  e della nomina del “festarolo 2017” Giuseppe Callori. La suddetta confraternita si è arricchita di due nuovi membri: il prof. Piero Dominici che nel 2017 vestirà l’abito di San Giuseppe, ed il confratello onorario Maurizio Lauri. Quest’ultimo confratello, affermato maestro orafo, ha donato al Vescovo Mauro e alla congrega, copia dell’altorilievo in bronzo da lui realizzato, che il Santo Padre ha scelto e donato a ciascuno dei Padri sinodali del recente Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, per la quale Sua Eccellenza ha ringraziato commosso e di cuore.

            L’agape fraterna presso i giardini adiacenti la Piazza, hanno concluso questa indimenticabile giornata, ringraziando il Signore dispensatore di ogni bene.

                                                         Don GAETANO MARIA SACCA’

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