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Parrocchia s. Andrea apostolo

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Istituita il 13 agosto 1996
Piazza Vittorio Emanuele III - 00020 Jenne (Rm)

 

 

 

Priore Antonio Callori

 

       La figura dì San Rocco ci appare così favolosa e la sua devozione così remota che sorprende apprendere dai libri, che egli visse non tanto lontano da noi, agli inizi del Trecento, cioè all'alba dei tempi moderi Le date di nascita e di morte sono malcerte, mentre certo è il paese di origine, Montpellier, in Francia.

La famiglia si chiamava Rog, da cui ventre il nome di Rocco, che pare derivare dal latino rubeus, cioè rosso. Un colore che si addice al Santo che vedremo ardere, anzi avvampare di carità. E' rossa, nascendo, gli restò sul petto una piccola croce, altro preannuncio della sua pietosa vocazione, rivelatasi quando S. Rocco, resta orfano non ancora ventenne, decise di recarsi in pelle pellegrinaggio sulla tomba degli Apostoli, cioè a Roma.

Anche l'abbigliamento di S. Rocco è rimasto nell'iconografia corrente come quello caratteristico dei pellegrino: cappello largo, mantello a mezza gamba, detto, proprio "sanrocchino o "sarocchino "; in mano il bordone, cioè un lungo bastone. Sotto il mantello, spuntano alla cintola i grani di un grosso rosario, mentre sui petto, appesa attorno al collo, spicca una conchiglia, che sembra a prima vista un ornamento araldico.

La conchiglia costituisce tutta la suppellettile personale del pellegrino, con: la quale raccoglie, da rivi impetuosi, da fonti appena gementi o da polle a fior di terra, il suo unico genere di conforto: l'acqua. Indossò il caratteristico costume e partì da Montpellier dopo aver diviso tra i poveri le sue non poche sostanze. Ma il peregrinare dì San Rocco, per quanto devoto e meritevole, non restò a lungo fine a se stesso. Con ali nere e artigli rapaci, una grande pestilenza era calata sull'Italia, segnando la bella contrada dì terribili piaghe.

Tra le città spopolate e contratte, per il fetore dei cadaveri, per le scene di strazio, per l'inadeguatezza di ogni umana assistenza, la figura del pellegrino che passava devotamente distratto, quasi isolato dal mondo poteva apparire quasi un immagine di pio egoismo o di compiaciuta prudenza. Partito in cerca della santità, san Rocco scelse a questo punto la scorciatoia della carità più eroica. Sorpreso dal più fiero inferire della peste ad Acquapendente, sulla via di Roma, si dette con fervore all'assistenza degli appestati, senza temere il terribile contagio e dimenticando, per amore di un popolo straniero, la meta del suo pellegrinaggio.

      Le tappe della peste furono le tappe di San Rocco finché, sulle rive del Po, essa apparve anche sulla carne del santo. Colpito alla gamba, il dolore gli strappava irresistibili lamenti, ma non volle esser di peso a nessuno, e si trascinò in un bosco, dentro una capanna.

Immobilizzato, non avrebbe potuto né mangiare ne bere quando un cane gli portò tutti i giorni, tra i denti un pane per sfamarsi. Il Santo che aveva speso tutta la sua vita in carità, si consumò in una squallida prigione, come un malfattore, finché morì, il giorno dell'Assunta. Solo allora fu riconosciuto, grazie alla croce scarlatta sul petto, indelebile marchio della carità. Le reliquie del santo degli appestati furono portale a Venezia, dove fiorì la sua devozione.

E fiorì  anche l'arte, nella Chiesa a lui dedicata, e in una delle più insigne opere di pittura della Serenissima, la cosiddetta "Scuola di San Rocco", nella quale il Tintoretto, sul fine del '500, dipinse le sue tele più belle e grandiose.

 

(cfr. BARGELLINI P., I santi del giorno, Ed. Vallecchi, 1959, p. 457)

 

 

Statuto

 

Art. 1


L' Arciconfraternita di S. Rocco , avente sede in Jenne(Rm) annessa alla parrocchiale di S. Andrea, sita in P.zza Vittorio Emanuele III, S.n.c., è un'associazione pubblica di fedeli eretta con decreto dell'Abate-Ordinario
Dom Mauro Meacci o.s.b., in data 13 agosto 1998.

Essa è un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto in quanto ha fine di culto riconosciuto con decreto del Capo dello  Stato ai sensi dell'Art. 77 del R.D. 2 dicembre 1929 - n. 2262.


Art.2

L' Arciconfraternita ha come fini principali la santificazione dei confratelli, l'esercizio del culto pubblico e la promozione di opere di carità fraterna.
Per realizzare tali fini la Confraternita si propone in particolare di:

a) vivere come aggregazione ecclesiale che aiuta i confratelli a realizzare pienamente la propria vocazione cristiana mediante un'intensa vita spirituale e un'efficace attività apostolica;

b) promuovere iniziative per la formazione permanente dei soci in campo religioso;

c) dare incremento alle manifestazioni del culto pubblico e della pietà popolare, soprattutto nelle feste tradizionali;

d) favorire l'unione fraterna di persone aventi un vincolo di comune origine, di categoria o di lavoro, in modo di poter assumere un impegno nell'apostolato di ambiente;

e) promuovere iniziative di carattere educativo, culturale, di assistenza e di accoglienza in forme varie, sempre in spirito di carità fraterna e tenendo conto delle necessità locali e del progetto pastorale diocesano.

La Confraternita può svolgere attività diverse da quelle di religione o di culto, a norma dell'Art. 15 delle norme approvate con il Protocollo del 15 novembre 1984 tra l'Italia e la Santa Sede.

Art. 3

La Confraternita è sottoposta, a norma del diritto canonico, alla giurisdizione dell'Ordinario della diocesi di Subiaco (RM). Essa promuove rapporti di fraternità e collaborazione con le altre associazioni di fedeli e con gli organismi ecclesiali della diocesi.

Art. 4

Possono far parte della Confraternita come confratelli i fedeli di maggiore età che si propongono di perseguire i fini della medesima e si impegnano a rispettarne lo statuto.
Sono soci aggregati coloro che in qualsiasi modo partecipano alle attività della confraternita.

Art. 5

L'ammissione dei soci effettivi è deliberata dal Consiglio Direttivo, previa domanda dell'interessato con la commendatizia di un confratello, dopo un periodo di prova stabilito dallo stesso Consiglio Direttivo.
L'ammissione dei soci aggregati è deliberata dal Priore.

Art. 6

I confratelli hanno il dovere di condurre esemplare vita cristiana, di partecipare alle attività apostoliche della Confraternita, di pagare la quota annuale di iscrizione e di tenere un comportamento corretto sotto ogni aspetto che non contrasti con le finalità della Confraternita. La vita cristiana e l'impegno apostolico sono alimentati dalla lettura della Sacra Scrittura, dalla celebrazione della Liturgia delle Ore o dalla recita del Rosario, dalla partecipazione frequente ai sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione.

Art.7

I soci cessano di appartenere alla Confraternita:

a) per dimissione volontaria. I confratelli si considerano implicitamente dimissionari in caso di assenza continuata per un anno e mancato pagamento della quota annuale;

b) per dimissione deliberata dal Consiglio Direttivo. Il socio dimesso può ricorrere contro la delibera di dimissione all'Ordinario diocesano.

Art. 8

Gli organi della Confraternita sono: l'Assemblea, il Consiglio Direttivo, il Priore.
Gli officiali della Confraternita sono: il Vice Priore, il Segretario, il Provveditore, il Camerlengo.

Art. 9

L'Assemblea, composta di tutti i confratelli soci effettivi, è il supremo organo deliberativo della Confraternita. Essa è convocata ordinariamente dal Priore una volta l'anno per verificare l'andamento della vita della Confraternita, approvare la relazione del Priore e il rendiconto economico, esaminare le linee direttive proposte dal Consiglio e approvare le norme regolamentari.
L'Assemblea può essere convocata in seduta straordinaria su richiesta del Consiglio Direttivo, di un decimo dei confratelli o dell'Ordinario diocesano.
La convocazione deve essere fatta a mezzo avviso con indicazione dell'ordine del giorno affisso nella sede almeno dieci giorni prima della data fissata.
Ogni confratello può essere latore di non più di due deleghe di altri confratelli.
L'Assemblea è valida, in prima convocazione, con la presenza di persona o per delega di almeno la metà dei confratelli; in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei confratelli presenti o rappresentati.


Art. 10


Il Consiglio Direttivo è composto dal Priore e dai quattro officiali della Confraternita, tutti eletti dall'Assemblea per un triennio. Venendo a mancare uno degli officiali, il Consiglio stesso elegge un supplente che resta in carica fino al termine del triennio.

Art. 11


Il Priore dirige la Confraternita nel rispetto dello statuto, ne ha la rappresentanza legale e provvede all'ordinaria amministrazione.
Il Priore eletto inizia l'esercizio del suo ufficio dopo la conferma dall'Ordinario diocesano. Il Priore può essere rimosso dall'ufficio con decreto dell'Ordinario diocesano in presenza delle cause previste dalle disposizioni canoniche.

Art. 12

Il Vice Priore collabora con il Priore e lo sostituisce in caso di assenza. Venendo a mancare per qualsiasi causa il Priore, il Vice Priore assume le sue funzioni fino al termine del triennio.

Il Segretario redige i verbali dell’Assemblea e del Consiglio e conserva il libro dei soci e dei verbali.

Il Provveditore cura la sede e i beni della Confraternita.

Il Camerlengo ha l’amministrazione contabile e prepara il rendiconto annuale.

Art. 13

Il Consiglio Direttivo sì riunisce ordinariamente ogni tre mesi per deliberare su qualsiasi punto relativo alla vita della Confraternita che non sia di competenza dell’Assemblea.

Il Consiglio Direttivo delibera gli atti di straordinaria amministrazione. Gli atti di straordinaria amministrazione previsti dal codice di diritto canonico, integrato dalle delibere della Conferenza Episcopale Italiana e dal decreto dato dal Vescovo diocesano ai sensi del can. 1281, devono essere autorizzati dalla competente autorità ecclesiastica. Occorre inoltre la licenza della Santa Sede per gli atti il cui valore superi la somma massima fissata dalla C.E.I. o aventi per oggetto beni di valore storico o artistico o donati alla chiesa ex

Art. 14

Il Cappellano, nominato dall’Ordinario diocesano a sua discrezione, ha la cura pastorale dei confratelli ed è responsabile delle celebrazioni liturgiche. Egli partecipa con voto consultivo al Consiglio Direttivo e all’Assemblea.

Art. 15

Il patrimonio della Confraternita è costituito dalle quote annuali dei soci, dal ricavato di eventuali attività associative e da eventuali oblazioni o contributi di soci o di terzi. L’amministrazione del patrimonio è regolata dai canoni del libro quinto del codice di diritto canonico.

La Confraternita non ha fine di lucro. Tutte le prestazioni dei confratelli nei confronti della Confraternita sono gratuite. E’ vietato distribuire ai confratelli anche in modo indiretto utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita della Confraternita. Il rendiconto economico e finanziario deve essere approvato ogni anno dall’Assemblea e presentato all’Ordinario diocesano. La quota o contributo associativo è intrasmissibile e non rivalutabile.

Art. 16

L' Arciconfraternita si estingue se viene legittimamente soppressa dal Vescovo diocesano o se ha cessato di agire per lo spazio di cento anni.

In caso di estinzione della Confraternita il suo patrimonio sarà devoluto ad altro ente ecclesiastico civilmente riconosciuto indicato dal Vescovo diocesano, seguendo la procedura prevista dall’art. 20 delle norme approvate con il Protocollo del 15 novembre 1984 tra l’Italia e la Santa Sede.

Art. 17

In presenza di speciali circostanze, ove gravi ragioni lo richiedano, il Vescovo della diocesi di Subiaco (RM) può nominare, ai sensi del can. 318, § 1 del codice di diritto canonico, un commissario che in suo nome diriga e rappresenti temporaneamente la Confraternita, in sostituzione degli organi statutari, con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Art. 18

Per quanto non previsto nel presente statuto valgono le norme del diritto canonico e le leggi italiane in quanto applicabili agli enti ecclesiastici.

 

 

 

 

 

- 1996  -

 

 

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FOTO DELLA PRIMA  VESTIZIONE DEI CONFRATELLI
DATA 16 AGOSTO 1996

 

 

 

Elenco dei confratelli fondatori

 

 


 

Arcidiacono Nella

 

Callori Antonio


Callori Giuseppe

 

Camilli Ada

Camilli Lina


Camilli Marietta


Caponi Marisa


Cecconi Mario


De Luca Iside

Felici Assunta

 

Felici Giancarlo


Felici Giovanna

Flamini Angelina

Flamini Maria


Flamini Santino


Flamini Teresa

 Fratticci Daniele

Fratticci Ercole


Fratticci Fiore

Fratticci Gianni

Fratticci Pasqualino

Fratticci Piero

Graziosi Gianni

Lauri Anna Lisa

Lauri Domenica

Lauri Emanuele

Lauri Fernando

Lauri Gianluca

Lauri Giuseppa


Lauri Gregorio

Lauri Ilvo

Lauri Maria Letizia

Lauri Maria Paola

Lauri Pietro

Lauri Sante

Lauri Sante

Molinari Agnese

Molinari Gelsomina


Molinari Rita

Pacchiarotti Carolina

Pacchiarotti Giorgio

Pacchiarotti Giovanna

Pacchiarotti Mariano

Pizzuti Teresa

Salvatori Anna

Salvatori Antonio

 

Salvatori Margherita

Volpi Gianni

 

Igino Rocchi

 

Paolo Bitocchi

 


 

 

 

Tradizioni e festeggiamenti

 

 

srocco 

 

 

 

 

 

 

       Più di qualche volta nei documenti ufficiali e nelle lettere, la Chiesa parrocchiale, il cui titolo era, ed è tuttora, «di S. Andrea Apostolo.», viene detta «Chiesa parrocchiale di S. Rocco», confondendo il Titolare con il Protettore.


         Non sappiamo, almeno per ora, da quando il popolo di Jenne abbia eletto S. Rocco come suo Protettore. Sappiamo però che tra le cariche pubbliche, almeno fin dal 1784, esisteva quella del «Camerlengo per la festa di S. Rocco» e che spesso, nei resoconti della spesa pubblica, troviamo registrate generose elargizioni per solennizzare la festa del Santo. Così nel 1817 e nel 1814: «spese per la festa di S. Rocco Protettore e spari».
             La festa veniva celebrata, come lo è tuttora, quando la Comunità aveva raccolto tutti i suoi componenti che risalivano «per consueto antico costume la montagna, introducendo il loro bestiame minuto al pascolo dell'erba fresca alli 18 di giugno».

Quando non si era in grado di sostenere le spese, non si aveva timore di ricorrere a chi di dovere, come si può notare nella semplice disadorna supplica al Presidente della Congregazione del Buon Governo: «I pubblici rappresentanti della Comunità della terra di Jenne, Abbazia di Subiaco, Luglio 1797... rappresentano, che dovendosi celebrare ogni anno per voto la Festa del Glorioso S. Rocco Protettore, da Camerlenghi cavati a sorte, o per voto, da questa popolazione, ed essendo la medesima festa di spesa non indifferente per il concorso dei poveri forestieri, e per li mezzi di ogni capo di robbe accresciute per quasi la metà di più, non senza loro grave incomodo. Che perciò gli Oratori medesimi dal zelo e devozione che hanno al cuore verso il suddetto Patrono, affinché la festa si faccia con qualche proprietà e venerazione sono convenuti.., e supplicano ad accordare questa annua contribuzione di scudi 14 in nome del loro Santo Glorioso S. Rocco».
Nel preventivo del bilancio annuo veniva calcolata «la somma tabellata erogabile nella festa del S. Protettore».

E quando per motivi non previsti: mancanza di oblatori spontanei, mortalità del bestiame ecc., la somma preventivata era insufficiente, non si temeva di ricorrere ancora; come nel 19 luglio 1833 si chiede al Presidente della Comarca perché conceda che «ai 16 scudi impiantati per detto titolo vengano aggiunti gli implorati 10 da desumersi dal sopravanzo di cassa per darne quindi sfogo nel consunti-vo» (4).
Le condizioni e la povertà della Chiesa parrocchiale indurrà spesso i responsabili, a domandare, anche per piccole altre cose: quali la richiesta di «una somma necessaria all'acquisto di un piviale... tanto che nella festa del martire S. Innocenzo si dovette ricorrere alla Collegiata di S. Andrea Apostolo in Subiaco», o per il dono di «un candelabro per sostenere il Cero pasquale» (5).


E quando per motivi non previsti: mancanza di oblatori spontanei, mortalità del bestiame ecc., la somma preventivata era insufficiente, non si temeva di ricorrere ancora; come nel 19 luglio 1833 si chiede al Presidente della Comarca perché conceda che «ai 16 scudi impiantati per detto titolo vengano aggiunti gli implorati 10 da desumersi dal sopravanzo di cassa per darne quindi sfogo nel consunti-vo» (4).
Le condizioni e la povertà della Chiesa parrocchiale indurrà spesso i responsabili, a domandare, anche per piccole altre cose: quali la richiesta di «una somma necessaria all'acquisto di un piviale... tanto che nella festa del martire S. Innocenzo si dovette ricorrere alla Collegiata di S. Andrea Apostolo in Subiaco», o per il dono di «un candelabro per sostenere il Cero pasquale» (5).

 

 

 



         Quando non sia lo stesso Comune ad intervenire, o con elargizioni straordinarie, come nel 1817 offrendo «due piviali fatti per la chiesa» (6) o con spese fisse, che ricorrono puntualmente nei bilanci annuali: quali la quota corrisposta ai Cappellani della Comunità; ai Cappellani della I e II messa; al Predicatore quaresimale, ai Confessori straordinari, ed in occasione delle SS. Missioni o delle Visite pastorali (7).

          Le condizioni del Clero negli anni 1825 e '26 non erano del tutto rosee: sia per età, per salute, numero e posizione economica.
            Nel 1826 il Clero era ridotto a soli 3 sacerdoti, «di cui due in età avanzata, e l'altro molto malato». Ma già un anno prima l'Abate Commendatario è seriamente preoccupato «per correre al riparo di tanto inconveniente che toglie la necessaria cura al popolo e lo lascia pressoché senza chi, con vera attenzione e sollecitudine, possa e voglia attender agli spirituali vantaggi» (8). Eppure la Comunità di Jenne non era stata insensibile al problema vocazionale: si trattava di due giovani di Jenne: Bartolomeo Flamini e del suddiacono Carlo Molinari che rispettivamente nel 1819-1821, data la loro povertà e la dichiarata volontà di "proseguire per il Sacerdozio", sono sostenuti dal Consiglio Comunale, che devolve temporaneamente per loro, una congrua spesa annua (9).

 


 

(tratto da: De Luca Cherubino, Jenne, la sua storia, la sua vita, la sua chiesa, Montorio1985)

 

 


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1.B.G. s. II, b. 2000, a. 1817.
2. B.G. s. LI, b. 1999, a. 1775
3.B.G. s. LI, b. 1999, a. 1797.
4.Pres. di Com. tit. VII; n. 13; b. 1301; a. 1833.
5.B.G. s. Il, b. 2001, a. 1828; e Pres. di Com. tit. VII, n. 13; b. 1301, a. 1833.
6.B.G. s. Il, b. 2001, a. 1817.
7.Pres. di Com. tit. VII, n. 13, b. 1301, a. 1833.
8.B.G. s. Il, b. 2001, a. 1825-1826.