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Parrocchia s. Andrea apostolo

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ALESSANDRO IV
di JENNE

Rinaldo dei Signori di Jenne

__________

1199 -circa  anno della nascita
12 dicembre 1254 - giorno dell' elezione a Sommo Pontefice
20 dicembre 1254  - data di ordinazione e coronazione
25 maggio 1261- giorno della morte

 

 


FILIPPO II  PADRE DI ALESSANDRO IV

 

             Alla sua morte emerge con la potenza delle armi, perché capo del contingente militare dell'Abbazia, Filippo di Marano figlio di Ildemondo e nipote di Pietro V, che spadroneggerà con proterva audacia, finché ridotto a più miti consigli dall'Abate Simone (1149-1183) richiederà «per sé e per i suoi figli» il solo Castello di Jenne.
           L'accordo stipulato il 30 giugno 1176, fu approvato dal Pontefice Alessandro III e sottoscritto da 13 cardinali l'11 luglio 1176. Con tale atto Filippo di Marano diviene anche Filippo I di Jenne. D'ora in poi, per quasi due secoli, la storia della sua famiglia s'intreccerà con quella di Jenne.
Primo Signore di Jenne fu quindi Filippo di Marano, ma la sua Signoria era sempre una forma di vassallaggio al Feudatario dell'Abbazia Sublacense. 

        A Filippo I succede Rinanldo I e a costui Filippo II conservando pace e concordia con l'Abbazia. Concordia rotta dall'Abate Romano che con i monaci ricupererà ingiustamente il Castello di Jenne concedendolo in locazione a Ugolino Cardinale-Vescovo di Ostia.
               Intanto il figlio di Filippo II, Rinaldo, il futuro Papa Alessandro IV, era monaco a Subiaco, e seguiva le alterne vicende che riguardavano la sua famiglia di sangue e la disciplina del suo Monastero. 

 


       Ugolino di Ostia mantenne il Feudo di Jenne anche divenuto Papa con il nome di Gregorio IX. Egli fu Feudatario di tutto rispetto, al punto che quando l'Abate Lando ammise l'ingiusta trama del suo predecessore Romano ai danni di Rinaldo I, il Pontefice restituì il Castello di Jenne (1240) con la clausola, che solo dopo la sua morte (1242) gli antichi possessori sarebbero rientrati nei loro diritti e avrebbero potuto ricevere «l'omaggio di vassallaggio degli uomini di Jenne».


            La vertenza, interna al monastero, che ostacolava il ripristino della normalità (21-31 dicembre 1241), fu risolta da Innocenzo IV che reintegrò Filippo II e i suoi eredi nel possesso, ora pienamente legittimo, del Castello di Jenne. 
            Ciò avvenne il 2 settembre 1243, quando Filippo II, padre di Alessandro IV, vi si insediava nuovamente.

 

 

 

"Busto bronzeo di Papa Alessandro IV
realizzato dallo scultore Canevari Angelo a.d. 1996"

 

 

 

 

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RINALDO SIGNORE DI JENNE DIVIENE
PAPA   ALESSANDRO IV

 


 

                Quando Filippo II riprese il possesso (1243) il figlio Rinaldo, poi Alessandro IV, doveva essere uomo più che maturo. Si presume infatti sia nato verso il 1185. Ma se si è incerti riguardo all'anno della nascita, la tradizione, la storia, la testimonianza dei contemporanei, sono concordi nell'affermare che il futuro Alessandro IV è nato a Jenne.
             Tradizione non solo a livello popolare, ma codificata e raccolta da studiosi, quali ad esempio lo storico Anagnino Raffaele Ambrosi De Magistris (1815).

 


Molto più probante, perchè redatta meno di un ventennio dopo la morte del Pontefice (1261), la notizia affidata alla cronaca ufficiale da Saba Malaspina nel suo «Rerum Sicularum Historia» e riguardante l'elezione di quel Pontefice. 


              Egli narra come concordemente e senza indugio i Cardinali «convennero nell'assumere al supremo pontificato Rinaldo Cardinale-Vescovo di Ostia, originario della terra di Campagna e nato in un castello che si chiama Jenne in diocesi di Anagni».
              E ormai notissima la scoperta, fatta dal Professore Paolo Sambin (1955), del carteggio epistolare intercorso tra Giordano Pironti cancelliere pontificio e Giovanni notaio, al tempo della visita di Alessandro IV ad Anagni, Subiaco e Jenne nel 1260. Giordano enfatica-mente comunica a Giovanni...... «Jenne (= Genna), che ha dato i natali al Successore di Pietro, riconoscendosi sua figlia lo accoglierà presto come Padre e sarà grande gioia, perchè l'uno e l'altra hanno motivo di esultare.


            Ella si allieterà nell'abbracciarlo come Figlio e Padre. Godrà Lui nel riconoscere il volto della Figlia e della Madre». «In Jenne scambievolmente l'amore si intreccerà perché in Lui Figlio e Padre, in Lei figlia e madre l'esuberanza dell'affetto proromperà al sommo della gioia». (1)



 

"Bronzo realizzato dall'artista
Maurizio Lauri di Jenne  - a. d. 1999"

 

 

 

 

            Difatti Rinaldo, ormai Cardinale Vescovo di Ostia, era divenuto Signore del Castello di Jenne, in deroga alla consuetudine e alla legge ecclesiastica che vietava ai chierici la successione nei feudi, per volontà di suo padre Filippo II (25 giugno 1245) e per ratifica dell'Abate e dei monaci e con la clausola, che eredi presenti e futuri anche di ramo collaterale, potevano succedergli anche vita natural durante.

 

 

 

 

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"Chesa di S. Maria in Arce (Madonna della Rocca)
ultimo resto del castello dove nacque Papa Alessandro IV"

 

 

 

                Solo cinque anni dopo (31 luglio 1250) Rinaldo potè insediarsi come Signore e ricevere il giuramento di fedeltà degli uomini di Jenne, ma riconoscendosi a sua volta vassallo del Monastero con ratifica del 6 agosto 1250.
Così Jenne per ben due volte diveniva feudo di porporati: i Cardinali Ugolino e Rinaldo, che ascenderanno sulla Cattedra di Pietro con i nomi di Gregorio IX ed Alessandro IV.
Come già detto Alessandro IV tornerà a Jenne il 24 settembre 1260 e dal Castello il 30 settembre promulgherà la Costituzione Apostolica: «Etsi ad universa loca », riguardante la disciplina interna del Monastero, mentre agli umili concittadini, desiderosi solamente di doni spirituali, concedeva l'indulgenza papale per coloro che nei giorni sacri a Maria Nascente, avessero visitato il devoto sacello della Rocca di Jenne. (2)
 


              Egli aveva delegato la potestà di governo, ma ora da Pontefice intendendo sanare qualunque difetto di forma e ribadendo la validità della concessione del Feudo fatta dall'Abate Lando (1240) a Filippo III e dall'Abate Simone a Filippo di Marano ed eredi....., designa come successori Bartolomeo I e Rinaldo. Rinaldo III il Rosso, figlio di Massimo fratello del Pontefice, succede nel possesso del Feudo, riunendo in seguito Jenne a Trevi. Difatti Alessandro IV era rimasto Signore di Jenne fino alla morte 25 maggio 1261.
      La memoria del Pontefice fu disonorata da Rinaldo il Rosso di Trevi e la florida stabilità del Monastero fu ancora turbata dall'ambizione e violenza dell'Abate Pelagio membro della famiglia e figlio di Bartolomeo di Jenne.
      Morto Rinaldo (1294 1295) gli succedono nel possesso dei castelli di Trevi, Filettino, Vallepietra, i figli Massimo, Stefano, Baldovino ecc… e il nipote Nicolò di Filippo.

 

IORDANUS
"Da un carteggio di due notai  papali del 1260"



 

             Magistro Johanni de Capua domini pape notario Iordanus sancte Romane ecclesie vicecancellarius et notarius salutem etc. Genna, que ianitoris celestis genuit successorem, eius nunc filia, eum modo patrem cito sucipiet eritque utrique par gaudium, quia simul similem causam exultacionis habebunt.
Illa letabitur, quia in isto et filium amplectetur et patrem; gaudebit et iste, quia in ea et matrem et filiam recognoscet. Sicque alterius ad alterum geminabitur amor in Genna, dum in isto et filii et patris, in ea vero et matris et filie mutuo ibi exuberabunt affectsus, ex quibus nimirum consurget gaudium cumulus gaudiorum. Si ergo dominun in hiis partibus videre proponitis, convenentius fore creditur quod inibi suam presentiam adeatis, ut devote visitacionis obsequio et matrem in filio et in filiam honoretis .

      "Giordano vice cancelliere e notaio di S. Romana Chiesa al maestro Giovanni di Capua notaio del signor Papa, salute. Jenne (Genna), che generò il successore del portiere celeste, di lui ora sua figlia, quanto prima lo riceverà come padre e per tutti e due sarà ugual gaudio, perché insieme avranno uno stesso motivo di esultanza.
    Essa (Jenne) si rallegrerà, perché in questo portiere celeste abbraccerà e il figlio e il padre; godrà anche questo,  perché in essa (Jenne) riconoscerà la madre e la figlia; da essi di certo insieme sorgerà un cumulo di gaudii.
  Se dovunque vi proponete di vedere in queste parti il Signore, credo che sia più conveniente che andiate là alla sua presenza, onde con devoto ossequio di visita, onorate la madre nel figlio e la figlia  nel padre".
                                 

 

"JENNE  Chiesa Madonna della Rocca Convegno su:
"Alessandro IV e il suo tempo"24 agosto 1996"

 

 

 

 

"Inaugurazione del busto bronzeo
dello scultore A. Canevari 24 agosto 1996 "

 

 

 

 

 

LITTERAE

 

 

 

   Sono i documenti pontifici più frequenti. Scritti su papiro e poi su pergamena, mancano dei caratteri solenni dei privilegi e si presentano di dimensioni ben più ridotte. Sono documenti destinati ad avere un’efficacia temporanea, non perpetua.

 

LITTERAE CUM SERICO


   Sono di regola documenti che accordano una grazia (litterae gratiae o gratiosae), il cui sigillo è appeso per mezzo di un filo di seta intrecciato a due colori (rosso e giallo).


LITTERAE CUM FILO CANAPIS 


    Sono documenti impiegati solitamente per impartire un ordine o per prendere una decisione giuridica o anche per altra causa (litterae iustitiae o de iustitia).


 

LITTERAE CLAUSAE


   Le litterae, in casi particolari, vengono spedite chiuse. Le forme di queste litterae clausae sono quelle delle litterae cum filo canapis ma senza plica. La chiusura si effettua per mezzo del filo del sigillo: il documento viene piegato più volte nel senso verticale ed orizzontale e il filo di canapa viene passato attraverso tutti gli strati. All'esterno viene ripetuto l'indirizzo (al dativo). Nel XV sec, le litterae clausae portano spesso la firma del segretario (nel verso) ove è l'indirizzo; tali documenti possono essere anche denominati brevia sub plumbo. Di regola si adotta il documento chiuso in ragione della riservatezza del contenuto, ma anche tenendo conto del rango del destinatario. La ragione della chiusura non la conosciamo appieno. In particolare vengono redatte come litterae clausae:

  1. l'annuncio dell'elezione papale;
  2. la forma iuramenti (formula di giuramento dei vescovi e degli abati di nuova nomina);
  3. la forma professionis fidei (formula di professione di fede che, dal concilio di Trento, dovevano emettere tutti i vescovi e gli abati di nuova nomina);
  4. la forma dandi pallium (formula che si deve pronunciare alla consegna del pallio).
  5. le litterae contenenti la cedola introclusa.
 

LITTERAE SECRETAE 

 


    Si designa come lettera segreta cartacea il documento, corrispondente ai brevi, emesso in periodo avignonese, all'epoca del grande scisma, dunque dei papi Clemente VII e Benedetto XIII. E dubbio se già Gregorio XI abbia usato, come si suppone, lettere segrete cartacee; in ogni caso non è ancora emerso alcun originale. La lettera segreta comincia al primo rigo con il nome del papa privo di titoli, nella forma Clemens etc. (analogamente a quanto troviamo nei registri o nelle minute). Segue poi l'intestazione al vocativo, senza l'indicazione del destinatario: dilecte fili; successivamente inizia il testo senza formula di saluto. La datazione indica soltanto il luogo, il sigillo, il mese e il giorno: Datum Avinion. sub signeto nostro secreto, die X septembris. L'anno di pontificato manca; talvolta si trova l'avverbio festinanter («frettolosamente»); a destra, sotto il testo, sottoscrive solitamente il segretario.

 

      Le lettere segrete vengono scritte su fogli di carta rettangolari, usati in senso orizzontale (la pergamena è un'eccezione). Esse vengono spedite chiuse. Per la chiusura si applica il sigillo segreto (sigillo del pescatore) impresso su cera rossa; inoltre l'indirizzo si trova all'esterno. La lingua è il latino; alcune volte anche il francese. Con Benedetto XIII (Pedro de Luna) ha termine la tradizione di queste lettere.

 

 

 

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Litterae cum serico di Alessandro IV, 5 maggio 1256
ASV, Fondo Domenicani 331

 

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Litterae cum filo canapis di Alessandro IV, 21 luglio 1255
ASV, Fondo Domenicani 320

 

 

 

 

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Di Alessandro IIII (IV) - Archivio Segreto - Citta del Vaticano


 

 

 

(1) Cfr. Stanislao Andreotti ne La Famiglia di Alessandro IV ecc. o.c. da pag. 56 a pag. 64. Potrà sembrare un bisticcio di parole, ma il senso è questo: «Una volta divenuto Padre della Chiesa universale, Alessandro IV è riconosciuto ed accolto come figlio da Jenne = madre dove ha avuto i natali e sarà riabbraceiato come da una figlia spirituale che in Lui riconoscerà il Padre».

 

(2) Del resto abbiamo motivo di credere che il simulacro della Vergine con Bambino venerato nel sacello della Rocca di Jenne vi sia stato intronizzato da epoca remota. L'esame fatto da persona esperta: il professore Boleslao Mazur, al quale lasciamo la responsabilità della affermazione, riconosce la provenienza italica e forse insulare della statua risalente al 1300 circa. L'artista non è un caposcuola ma un provinciale. Dalla foto si può ricavare: la statua è una terracotta di provenienza forse insulare. La fattura artistica è elegante con un grado di espressione che suppone un alto livello della vita spirituale dell'autore. Si potrebbe ammettere un influsso della scuola toscano-sarda. Cfr. Madonna di Borutta (Sassari). Vi si notano caratteristiche dell'arte benedettina. Il formulano è francese addolcito dalla tendenza naturalizzante italiana derivante dall'arte romanica.

 

(Archivio Biblioteca Statale Monumentale di S. Scolastica in Subiaco)