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Parrocchia s. Andrea apostolo

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ACCOLITI

         Accolito Antonio Callori - Accolito Gianni Volpi

Accolito Sante Lauri - Accolito Ernesto fratticci

 

Ministre: Virginia De Angelis - Angela Rispoli

 

 

COMPITI DEL LETTORE

 

 

A) È compito proprio del lettore:

 

1) verificare prima dell’inizio della celebrazione che tutto sia stato

predisposto anche all’ambone, il Lezionario sia aperto alla

pagina appropriata e che sia acceso l’impianto di

amplificazione;

 

2) esercitare il ministero rivestito della veste liturgica partecipando

alla celebrazione fin dall’inizio con la presenza nella

processione introitale (cfr. PNMR 82; POLM 54; Disposizioni,n. 8);

 

3) proclamare dall’ambone le letture della Sacra Scrittura, ma non il Vangelo (PNMR 34.66.89.91.150.217.272; POLM 51; IM11-12; Precisazioni, n. 8; MQ V; Ministeri, n. 7; EvM 64);

 

4) se non si esegue il canto introitale e di comunione ed i fedeli non recitano le antifone, dire le apposite antifone al tempo opportuno (PNMR 26.56/i.152);

 

5) ricevere la comunione in mano immediatamente prima che il  celebrante o il diacono inizino a distribuirla ai fedeli e fare la comunione sotto le due specie.

 

B) In mancanza del diacono può:

 

1) portare il libro dei Vangeli nella processione introitale, procedendo  davanti al celebrante (PNMR 82/d. 148-149; IM 6);

 

2) introdurre la liturgia del giorno, dopo il saluto del celebrante,  ma non l’atto penitenziale (PNMR 29.86; MRI p. 294);

 

3) proporre, dall’ambone o altro luogo, le intenzioni della  preghiera universale, rispettando lo schema proposto nel Messale (PNMR 45-46) e nell’introduzione all’Orazionale

(PNMR 47.151.272; Precisazioni, n. 8; MQ V);

 

4) in assenza del diacono o dell’accolito, reggere uno dei vasi  sacri nella comunione sotto le due specie.

C) In assenza del salmista e del cantore è compito del lettore:

 

1) proclamare il salmo responsoriale dall’ambone (PNMR 66.90.150.217.272; MQ V);

2) se debitamente preparato, dirigere il canto dei fedeli e guidare l’assemblea nella partecipazione alla celebrazione (PNMR 66;MQ V).

D) Rientra inoltre nei compiti del lettore:

 

1) curare la preparazione, compresa la dizione, dei fedeli che devono proclamare le Sacre Scritture e proporre le intenzioni della preghiera universale durante le celebrazioni liturgiche e accertarsi della loro presenza prima dell’inizio della celebrazione stessa (POLM 51; Precisazioni, n. 8; MQ V);

 

2) collaborare, in accordo con chi presiede, e con diacono, ministri e altri responsabili della celebrazione, nel predisporre tutto ciò che è necessario per favorire una maggiore partecipazione attiva dei fedeli alla Liturgia della Parola (POLM 51; MQ V);

 

3) nella celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore  distribuire i vari compiti tra i fedeli presenti e proclamare il brano della Parola di Dio;

 

4) in assenza del sacerdote o del diacono guidare, in accordo con l’accolito, la celebrazione della Liturgia delle Ore, osservando le norme stabilite (PNLO 23.54.256-258).

 

 

COMPITI DELL’ACCOLITO

 

Accolito Antonio Callori                                           

Accolito Gianni Volpi

Accolito Sante Lauri
Accolito Ernesto fratticci

                                                             

 

   

04h

                             

                                          

A) È compito proprio dell’accolito:

 

1) verificare prima dell’inizio della celebrazione che in presbiterio tutto sia stato predisposto e che il Messale abbia i segnali alle pagine appropriate;

 

2) partecipare alla processione introitale rivestito della veste liturgica propria (PNMR 82; IM24; Disposizioni, n. 8);

 

3) aiutare il celebrante ed il diacono nelle celebrazioni liturgiche (PNMR 65; IM 29; MQ VI; Ministeri, n. 8; EvM 65);

 

4) portare la croce processionale e presentare, all’occorrenza, il Messale al celebrante (PNMR 143-144);

 

5) disporre sull’altare il corporale, il purificatoio, il calice ed il Messale; aiutare il celebrante ed il diacono nel ricevere i doni; presentare, secondo l’opportunità, il pane ed il vino al celebrante, ma non versare il vino e l’acqua nel calice e neppure alzare il calice al ‘Per Cristo, con Cristo...’ o al momento dell’ostensione del pane consacrato al ‘Beati gli invitati....’ (PNMR 100-103.145.221; MRI p. 421; IM 30; MQ VI; Ministeri, n. 8).

 

B)

1) ricevere la comunione in mano immediatamente prima che il celebrante o il diacono inizino a distribuire la comunione ai fedeli e fare la comunione sotto le due specie;

 

2) aiutare a distribuire la comunione quando il numero dei fedeli è molto elevato e non vi sono sacerdoti o diaconi in numero sufficiente e si protrarrebbe troppo la S. Messa, oppure quando i sacerdoti o i diaconi non possono farlo per altri seri motivi -ad es.: infermità, età avanzata... - (PNMR 146; CIC 910; MQVI; Ministeri, n. 8);

 

3) in assenza del diacono reggere uno dei vasi sacri nella  comunione sotto le due specie (cfr. PNMR 146.244/d. 246/a);

 

4) aiutare il sacerdote ed il diacono nel purificare e riordinare i vasi sacri (PNMR 147.244/e);

 

5) portare la comunione a coloro che non possono partecipare alla celebrazione eucaristica (SUCPI 29; SUCPI: Appendice II, n.1; RCCE 17.58; MQ VI; Ministeri, n. 8);

 

6) esporre e riporre l’Eucaristia durante l’adorazione, ma senza dare la benedizione (Ministeri, 8).

 

C) In assenza del diacono l’accolito:

 

1) porge il turibolo al celebrante, lo assiste nell’incensazione dell’altare e delle offerte, incensa il celebrante stesso ed il popolo (PNMR 51.105.145);

 

2) terminata la distribuzione della comunione porta i vasi sacri  alla credenza per purificarli e riordinarli (PNMR 147.244/e);

 

3) non può invitare i fedeli a scambiarsi il segno di pace e dare il congedo al termine della celebrazione (MRI pp. 420-425).

 

D) Rientra inoltre nei compiti dell'accolito:

 

1) curare la formazione di coloro che prestano il servizio all’altare (PNMR 65; MQ VI);

2) collaborare, in accordo con chi presiede, con diacono, ministri e altri responsabili della celebrazione, nel predisporre tutto ciò che è necessario per favorire una maggiore partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia;

3) nella celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore, in mancanza del lettore, distribuire i vari compiti tra i fedeli presenti;

4) in assenza del sacerdote o del diacono guidare, in accordo con il lettore, la celebrazione della Liturgia delle Ore, osservando le norme stabilite (PNLO 23.256-258).

 

 E) Nel rito della Comunione fuori della Messa:

 

1) in assenza del sacerdote o del diacono, l’accolito presiede il  rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante, seguendo le apposite indicazioni riportate nel rituale;

 

2) in assenza del lettore distribuisce i vari compiti tra i fedeli presenti.

 

F) Nel Culto Eucaristico l’accolito:

 

1) in assenza del diacono, espone il SS.mo Sacramento; assiste il sacerdote durante la celebrazione; porge l’ostensorio al sacerdote per impartire la benedizione; al termine della benedizione, riprende l’ostensorio dalle mani del sacerdote; compie la reposizione del SS.mo Sacramento;

 

2) in assenza del lettore, distribuisce i vari compiti tra i fedeli

presenti;

 

3) in assenza del sacerdote e del diacono, presiede il rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante; espone e ripone il SS.mo Sacramento, secondo le indicazioni dell’apposito rituale, ma non imparte la benedizione eucaristica.

 

 

 

                                                                    

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Il ministero straordinario della Comunione

 

Ministre: Virginia De Angelis - Angela Rispoli

 

 

      Tra i ministeri ecclesiali istituiti, un'attenzione particolare vogliamo riservare ­anche per la specifica destinazione di questo sussidio - al "ministero straordi­nario della Comunione".

   Con una apposita Istruzione della S. Congregazione per i sacramenti del 23 gen­naio 1972, dal titolo Immensae caritatis, Paolo VI ha istituito questo speciale ser­vizio, per accogliere precise e continue istanze delle varie Conferenze episcopali e, soprattutto, per rispondere ad una esigenza sempre più diffusa, quella precisamen­te di dare a tutti coloro che lo desiderano e sono ben disposti la possibilità di co­mUnIcarsI.

 

1. Significato del ministero straordinario

 

        L'istituzione dei ministri straordinari della Comunione è dunque da mettersi in rapporto non solo con la nuova ecclesiologia di comunione a cui si è fatto riferi­mento, ma anche con il rinnovamento teologico e pastorale relativo all'Eucaristia, considerata sia come banchetto sacrificale che come segno permanente della pre­senza oblativa di Cristo.

 

1. Questo ministero istituito è un'ulteriore prova della sollecitudine della Chie­sa, nei confronti di tutti i fedeli, e soprattutto dei malati, degli anziani e di quanti sono impediti di partecipare alla Messa, per consentire più facilmente, anche ad es­si, di partecipare pienamente al sacrificio di Cristo e ai suoi frutti salvifici con la Comunione; di conseguenza, anche per facilitare l'adorazione e il culto eucaristico in quei luoghi in cui non è facile avere a disposizione un sacerdote o un diacono per l'esposizione del SS.mo Sacramento.

"Affine al ministero dell' accolitato, questo servizio se ne differenzia per il campo più ristretto e per le circostanze eccezionali in cui può essere svolto. E' un incarico straordinario, non permanente, concesso in relazione a particolari e vere necessità di situazione, di tempi e di persone". (EM, 66).

Il conferimento e l'esercizio di questo ministero, per quanto rappresentino un fatto pastoralmente significativo nella Chiesa di oggi, sollevano problemi ed esigo­no alcuni approfondimenti, soprattutto sul mistero eucaristico, che è opportuno chiarire e approfondire, in modo che siano evitati alcuni rischi o pericoli e sia ar­ricchita la consapevolezza di coloro che lo compiono.

 

Ecco il testo, a riguardo, dell'Istruzione Immensae caritatis: "Ai nostri tempi si avverte... un'esigenza nuova: salva sempre la massima riverenza dovuta a un sacramento cosi grande, i fedeli vorrebbero che fosse facilitata la possibilità di accostarsi alla santa Comunione: parteciperebbero così più abbondantemente ai frutti del sacrificio, e si consacrerebbero con maggiore impegno e con generosità più grande al servizio di Dio e della Chiesa e al bene dei fratelli. Ma perché i fe­deli possano accostarsi senza difficoltà alla santa Comunione, è necessaria anzi­tutto una certa disponibilità di ministri che la distribuiscano; c'è poi da ovviare al pericolo che i malati, nell'impossibilità di osservare la legge del digiuno, anche se notevolmente mitigata, si vedano costretti a rimaner privi del conforto della santa Comunione; si aggiunga infine l'opportunità di accedere, in tal une circo­stanze, all'eventuale richiesta dei fedeli di potersi comunicare anche due volte nel medesimo giorno."

 

    "Si danno circostanze diverse nelle quali può mancare la disponibilità di un numero sufficiente di ministri per la distribuzione della santa Comunione:

    - durante la Messa, a motivo di un grande affollamento di fedeli, o per qualche

particolare difficoltà in cui venga a trovarsi il celebrante;

 

    - fuori della Messa, allorché è difficile, per la distanza, recare la s. Comunione, soprattutto in forma di Viatico, a malati in pericolo di morte, o quando il numero stesso dei malati, specialmente negli ospedali o nelle case di cura, esige la presen­za di un certo numero di ministri.

 

Ora, perché non restino privi dell'aiuto e del conforto di questo sacramento i fe­deli che, in stato di grazia e animati da buone disposizioni, desiderano partecipare al banchetto eucaristico, il Sommo Pontefice ha ritenuto opportuno costituire dei ministri straordinari che possano comunicar se stessi e gli altri fedeli".

 

2. Ciò che va notato immediatamente, a scanso di equivoci, è il carattere "ec­cezionale" o straordinario di questo ministero. Si richiede cioè una effettiva ca­renza di ministri ordinari e una reale difficoltà di averne a disposizione all' oc­correnza. La necessità dunque non si può presupporre né creare, per il solo desi­derio di introdurre una "novità". Così, ad esempio, nel caso purtroppo non infre­quente in cui si lascia distribuire la Comunione durante la Messa a ministri straor­dinari, mentre sono presenti in chiesa (o in sacrestia) sacerdoti che non sono né pastoralmente impegnati e neppure impediti, ma occupati soltanto a compiere dei servizi che possono essere benissimo affidati a laici, perché loro propri (es. assi­stenza dei ragazzi).

Un'assemblea liturgica è tale veramente quando i singoli membri sono interes­sati all'azione in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e del­l'attuale partecipazione (cfr SC, 26).

 

In una prospettiva di Chiesa che è "ministeriale" nel suo insieme, i ministri straordinari della Comunione ammessi dall'Istruzione Immensae caritatis, potreb­bero rappresentare una difficoltà, in quanto sembrano accusare una matrice eccle­siologica meno spirituale e meno coerente; a meno che non siano letti come fatti complementari e propedeutici rispetto ai ministeri.

In realtà, potrebbero costituire la tentazione dei tempi brevi, contro quelli ne­cessariamente lunghi dei ministeri. E questo va evitato.

Certo nell'ammettere la possibilità di "ministri straordinari" la Chiesa, consa­pevole che nell'Eucaristia c'è la fonte stessa della vita cristiana, ha inteso renderla accessibile a tutti. Ma non ha voluto, con questa facilitazione, depotenziare l'impe­gno per una presa di coscienza più matura della Chiesa, nella quale sia riconosciu­to a ciascuno il posto che il Signore gli ha assegnato, e che si esprime nella parte­cipazione attiva di tutti all'Eucaristia.

 

3. Questa realtà (i ministri straordinari) è sottoposta però alla tentazione e al ri­schio di ridursi a un fatto meramente funzionale che renda più spedita l'organizza­zione liturgico-pastorale, senza un contenuto profondamente ecclesiale, senza il coinvolgimento totale delle persone if un impegno spirituale, come sarebbe invece richiesto da una ben intesa dottrina di ministeri (cfr M. Ce, Ministeri istituiti e mi­nistero straordinario dell'Eucarista, ed. O.R. Milano 1976, p. 26).

Per una corretta impostazione del problema, e soprattutto per avviare un impe­gno ministeriale più ampio, si tengano presenti queste indicazioni:

* si favoriscano innanzitutto i ministeri istituiti per la loro particolare idoneità a costruire e a far crescere la Chiesa, secondo quanto viene raccomandato nel docu­mento pastorale preparato dalla C.E.I., anche se ciò comporta più tempo, più re­sponsabilità, più fatica e più cura;

* di conseguenza, si aiutino le comunità a cogliere il dono dell' accolitato che celebra la centralità dell'Eucaristia nella vita cristiana e contribuisce ad aprire la co­munità alla comprensione del comandamento dell' amore e della beatitudine della povertà;

* sempre, dove è possibile, si indirizzi l'esercizio del ministero eucaristico straordinario verso il ministero dell'accolitato;

* il rito liturgico con cui si affida il compito di portare e distribuire la Co­munione sia contenuto nelle forme e nei modi stabiliti, senza indebite mag­giorazioni;

* in ogni caso, specialmente quando l'esercizio della facoltà in questione do­vesse diventare abituale o comunque si svolgesse in una comunità non sufficiente­mente avvertita: si abbia cura di premettere una adeguata catechesi per togliere ogni motivo di meraviglia e di disappunto fra i fedeli; si scelgano delle persone pre­sumibilmente stimate e accette alla comunità e che, possibilmente, esercitino già qualche servizio apostolico;

* si curi la preparazione previa e una formazione continuativa delle persone al­le quali si intende affidare il mandato, perché adempiano il loro ufficio con interio­re consapevolezza e religiosa competenza.

 

 

 

 

madonna

 

 

 

2. Compiti del ministro straordinario della Comunione

 

I compiti del ministro straordinario della Comunione sono già emersi da quan­to è stato detto. Se ci si ritorna ora è per approfondirli, chiarirne la portata, metter­ne in evidenza i limiti.

 

La distribuzione della Comunione ai fedeli nelle grandi assemblee.

 

Con l'istituzione dei ministri straordinari la Chiesa ha inteso facilitare il più possibile, da parte sua, l'accesso alla comunione sacramentale dei fedeli che parte­cipano alla Messa.

E' un fatto facilmente costatabile - e lo si è già rilevato - che in questi ultimi an­ni, anche a seguito di una più organica e approfondita catechesi sulla celebrazione eucaristica, come "Cena del Signore" e banchetto sacrificale di Cristo e della Chie­sa suo popolo, è aumentato sensibilmente il numero dei comunicanti tra coloro che partecipano alla Messa.

 

E' altresì un fatto abbastanza assodato che, con la riforma recente, nella Messa so­no entrati elementi nuovi (es. preghiera dei fedeli), specialmente nella liturgia della Parola, e che altri si sono arricchiti di significato e di importanza (es. l'omelia). Ne risulta, di conseguenza, che la celebrazione può protrarsi per una durata piuttosto ri­levante. E' chiaro che, in questa situazione, è opportuno che la comunione dei fedeli, soprattutto nelle grandi assemblee, non si prolunghi eccessivamente, ma si svolga non solo con dignità e decoro, ma anche con una certa rapidità. Perché ciò possa avveni­re è necessaria anzitutto una certa disponibilità di ministri che la distribuiscano.

 

Non sempre e dappertutto questa disponibilità esiste, o per mancanza di sacer­doti, diaconi e accoliti, o per la difficoltà di averne a disposizione al momento in cui sono necessari; oppure, durante la Messa soprattutto, per qualche particolare difficoltà in cui possa venirsi a trovare il celebrante.

Ecco profilarsi allora se non la necessità almeno la grande utilità di ministri ­anche straordinari - della Comunione, per i casi, sempre eccezionali, previsti dal­l'Istruzione Immensae caritatis.

 

La Comunione ai malati

 

              Tutti i cristiani devono far propria la sollecitudine e la carità di Cristo e della Chiesa verso gli infermi. Cerchino quindi, ognuno secondo le proprie possibilità, di prendersi cura premurosa dei malati, visitandoli e confortandoli nel Signore, e aiu­tandoli fraternamente nelle loro necessità.

La cura pastorale dei malati è compito dell'intera comunità cristiana, anche se essa si compie ordinariamente attraverso il parroco o uno dei suoi collaboratori, an­che laici. Nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, se un membro soffre, soffrono con lui tutti gli altri membri (I Cor 12,26). Perciò è ottima cosa che tutti i fedeli parte­cipino, per quanto è possibile, a questo mutuo servizio di carità tra le membra del Corpo di Cristo, non solo lottando contro la malattia e nell'amore premuroso verso i malati, ma visitandoli e confortandoli, anche con il sacramento dell'Eucaristia. (cfr Rituale per la cura pastorale degli infermi, Premesse, nn. 32-33).

Portare la Comunione ai malati era finora non solo un dovere, ma anche un compito proprio del parroco. Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alle mitiga­zioni relative al digiuno eucaristico, anche la "domanda" di poter ricevere l'Euca­ristia è molto cresciuta presso gli anziani e gli ammalati. In molti ambienti ciò ha contribuito anche ad eliminare quella "paura del prete" tipica di coloro che erano abituati a chiamare il sacerdote al capezzale di un infermo solo negli ultimi mo­menti della vita, e quindi a collegarla con la morte imminente. Un nuovo rapporto pastorale, ricco di frutti e di prospettive, si è venuto creando tra i malati e i loro fa­miliari e i sacerdoti addetti alla loro cura pastorale.

Gli impegni domestici hanno fatto sì che la visita ai malati si compisse preva­lentemente nei giorni feriali, specialmente il o venerdì del mese, anziché, come sa­rebbe più logico, nel giorno del Signore, come del resto era anticamente, quando cioè l'Eucaristia veniva portata agli assenti al termine dell'assemblea liturgica.

L'istituzione dei ministri straordinari e il loro ministero consente di intensifica­re il rapporto comunità cristiana e infermi, rapporto che è incentrato sull'Eucaristia, e riportarlo nel suo alveo originario e più caratteristico, quello appunto del giorno del Signore, che è anche giorno della Chiesa e della carità fraterna.


 

Là dove è possibile, quindi, è assai opportuno che la comunione ai malati sia re­cata in giorno di domenica, dopo una delle messe parrocchiali. Ciò servirà a colle­gare anche in modo visibile la celebrazione eucaristica di tutta la comunità nel gior­no del Signore con la partecipazione al Mistero pasquale, attraverso la Comunione, di quei membri che sono impossibilitati a parteciparvi. Sarà un modo altresì di te­nere informati i malati delle iniziative pastorali della parrocchia e coinvolgerli in esse, almeno con la preghiera e con l'offerta di sofferenze e sacrifici.

 

              Questo ci conduce a fare un'altra sottolineatura importante. La visita agli infer­mi e anziani da parte del ministro straordinario, per recare loro il conforto dell'Eu­caristia, costituisce una forma e un momento prezioso di evangelizzazione vera e propria, sia nei confronti dei malati che dei familiari e di quanti li assistono.

Occasione propizia per una catechesi che illumina con la luce della fede la si­tuazione di chi è malato e soffre, è la breve liturgia della Parola, premessa alla di­stribuzione della santa Comunione. Il ministro straordinario perciò la valorizzi in tutti i suoi elementi con attenzione umana e senso apostolico. Non solo, ma spesso oltre il servizio della Parola e del sacramento, è richiesto al ministro straordinario anche il "ministero della carità" di quella carità che è conforto e consolazione ma si esprime anche in gesti di sollievo, di aiuto anche materiale, di fraternità. Quanti vecchi abbandonati hanno bisogno di assistenza, di qualcuno che li accudisca, di chi prepari loro anche un piatto di minestra!... Si aprono così prospettive inaspetta­te al ministro della Comunione che vuoI vivere in pienezza il suo servizio. In que­sta luce il ministero straordinario della Comunione nei confronti dei malati e an­ziani appare in tutta la completezza, destinato com' è ad essere simultaneamente servizio della Parola, servizio del sacramento, servizio di carità. Vi sono compre­se cioè tutte e tre le energie di salvezza" (GS, 3), che costituiscono e qualificano la missione ecclesiale!

Perché il ministero sia pienamente significativo ed efficace sotto il profilo ec­clesiale occorre finalmente che chi esercita il ministero agisca in piena comunione con la comunità parrocchiale, e specialmente con i suoi responsabili, in modo da sentirsi portavoce della carità di tutti. In particolare tenga costantemente informato il parroco del suo lavoro, preparando i malati e sollecitando il sacerdote a celebra­re il sacramento della riconciliazione, quando ciò fosse richiesto e comunque con una certa periodicità. Il ministero straordinario di laici o religiose non esime infat­ti il sacerdote dalla visita agli infermi e dalla loro assistenza spirituale [..].

 

(Liturgia dell'Istituzione del ministro straordinario della Comunione - Esortazione)

 

 

 

MINISTRANTI

 

 

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                  Il ministrante è quel ragazzo o ragazza che serve all'altare durante le celebrazioni liturgiche. Sino a prima del Concilio Vaticano II, chi donava questo servizio veniva definito "chierichetto".

Il termine "chierichetto" è stato sostituito dal termine "ministrante" che riesce a far capire meglio il suo significato. Esso, infatti, deriva dal latino "ministrans", cioè colui che serve, secondo l'esempio di Gesù che non ha esitato Egli stesso a servire per primo e che invita a fare anche noi la medesima cosa amando i nostri fratelli.

Ma essere ministrante non si riduce soltanto al servizio all'altare, perchè...

  1. Il ministrante è un ragazzo che attraverso il Battesimo è diventato amico e seguace di Gesù.

  2. Il ministrante è un ragazzo che presta servizio all'altare svolgendo le sue funzioni (portare le ampolline, i candelieri,     l' incenso, la croce; etc.).

  3. Il ministrante è un ragazzo che manifesta il suo impegno cristiano nella famiglia, nella scuola, con gli amici.

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IL CONCILIO VATICANO II AI MINISTRANTI

 

Anche i ministranti... svolgono un vero ministero liturgico. Essi  perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene ad un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi... (Sacrosanctum Concilium  n.29)

 

 

 

Paolo VI, Allocuzione i giovani ministranti,  1 aprile 1970

L'OSSERVATORE ROMANO, 2 APRILE  1970

 

Servizio che è titolo d'onore,  professione di fede, atto di amore:

      

            "Voi siete strettamente associati al sacrificio eucaristico di cui dovete approfondire il significato teologico e spirituale e rituale; voi siete collaboratori eletti del sacerdozio ministeriale al quale portate un aiuto preziosissimo; voi svolgete, come ha sottolineato il Concilio Vaticano II, "un vero ministero liturgico" insieme con i lettori, i commentatori e i membri della "Schola Cantorum" ( Cost. Sacrosanctum Concilium, 29).

 

          Vi auguriamo di fare di codesta vostra "specializzazione" il centro propulsore ed orientare  tutta la vostra vita.

 

          Sappiate sempre compiere il vostro ufficio liturgico con rispetto, con ordine, con euritmia, con religiosità profonda, vorremmo dire con stupore e gratitudine ogni volta rinnovati e più grandi, nella convinzione dell'arcana e reale presenza del Signore, davanti al quale state, perchè è sopratutto attraverso la liturgia che il Signore è presente nella sua Chiesa a realizzare la grande opera della salvezza, a rendere sempre vivo e contemporaneo il mistero pasquale"

 

 

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