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Parrocchia s. Andrea apostolo

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         Con i tipi della Edizione Baschera Luigi Montorio di Verona, nel mese di maggio 1985, il P. Cherubino De Luca di Jenne - nella sua pubblicazione Jenne la sua storia - la sua vita - la sua chiesa-,   consegnava ai giovani "l'augurio nel proseguire il cammino nella ricerca delle origini della sua tanto amata terra di Jenne".

 

      La stesura di detta pubblicazione, fu sollecitata sin dal 1974, allorchè ricorreva il centennario della consacrazione della Chiesa Parrocchiale e si voleva dar lustro all'avvenimento con una pubblicazione che riguardava i sacrifici di un intero popolo nel costruire la propria chiesa.

        Così il P. Cherubino ha avuto tra le mani una bella mole di carte riguardanti non solo la vecchia ma anche la nuova Chiesa, e con esse spuntarono fuori tanta altra storia, religiosa, sociale e politica.

 

 

 

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        Possiamo comprendere il perchè di tale ricerca, parafrasando Scott Randell Sanders, il queale diceva che "Il paese natio è il luogo del quale, prima ancora di saperlo dire con le parole, hai conosciuto gli odori, le stagioni, gli uccelli e gli animali, le voci umane, le case, i modi di lavorare, la configurazione del terreno e la qualità della luce. E' il paesaggio che impari a conoscere prima di ritirarti nell'illusione della tua pelle.

           E' il luogo che puoi amare se vi sei stato felice, o odiare se vi hai sofferto. Ma che tu lo ami o lo odi, non puoi liberartene.

            Anche se vai agli antipodi, anche se il nuovo paesaggio ti divebta intimo, continui a portare l'impressione di quel primo territorio natìo".

 

            Tra le tante carte - fedele figlio di sant'Alfonso, il P. Cherubino -  scorge la singolare figura di Antonio Fogazzaro e il suo soggiorno nella terra di Jenne in occasione della stesura del suo romanzo "Il Santo".

      Con squisita delicatezza  - nel suo libro su Jenne - non entra nel merito ne nella valutazione dell'opera dell'illustre scrittore, ma si limita alle vicende sul Fogazzaro legate all'interessamento per il completamento dei lavori della chiesa parrocchiale.

        

 

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                 Molto da allora si è detto e scritto sul "Santo" e il suo autore. L'11 novembre del 2005 nel centennario della pubblicazione del romanzo "Il Santo" 1905 la redazione de -  Il Giornale.it - così scriveva:

 

     " Cento anni fa, nel 1905, veniva pubblicato il romanzo Il Santo dello scrittore veneto Antonio Fogazzaro (1842-1911). Con quest’opera, Fogazzaro esprimeva molti dei temi e delle aspirazioni di riforma della Chiesa e della cultura cattolica che, in parte, caratterizzarono il movimento modernista. Il Santo, romanzo che fece scalpore, fu messo all’Indice dei libri proibiti dalla reazione antimodernista di Papa Pio X. In occasione del centenario della pubblicazione l’Istituto Veneto di Scienze, lettere e arti ha promosso per oggi (a Palazzo Cavalli Franchetti a Venezia) un convegno di studio che è anche un omaggio a Fogazzaro, che fu presidente dell’Istituto dal 1902 al 1905.

               Il romanzo Il Santo narra l’ascesi mistica di Piero Maironi, che si allontana dal mondo per seguire la sua vocazione, facendosi monaco benedettino. Egli comincia a divulgare dal suo eremo idee di profonda rigenerazione della Chiesa, che presto troveranno una certa diffusione.

      Il tormento religioso di Piero, tuttavia, non cancella il ricordo di Jeanne Desalle, la donna da lui un tempo amata, né gli impulsi della sua natura. Ideale continuazione di Piccolo mondo antico, in cui la passione amorosa è espiata con una scelta di vita ascetica, Il Santo sarà messo all’Indice dalla reazione antimodernista di papa Pio X.

        Ne Il Santo, che conclude il ciclo dei romanzi di Fogazzaro, viene esasperata la battaglia modernista e il tema fondamentale dell’opera dello scrittore vicentino: il dissidio tra fede e scienza, tra fede e sensi.

       Dopo un lungo travaglio spirituale, Fogazzaro fece atto di pubblica sottomissione alla Chiesa. Anche la critica letteraria cattolica, tuttavia, ha rivisto in tempi recenti il giudizio negativo sull’opera di Fogazzaro, individuando in essa addirittura un innovativo e sentito tentativo di «teologia narrativa», proporre cioè una teologia nella forma di una narrazione".

 

       Altri studi si stanno compiendo in merito e vari tentanti di recente si sono pubblicati come uno di stefano Bertani in:                              
                      

 

 


L'ascensione della modernità 

 

     Antonio Fagazzaro

tra sanità ed evoluzionismo

 

 

 

            "L’idea di un’ascensione cui l’uomo sarebbe destinato è stata senza dubbio una di quelle immagini pervasive, che ha attraversato le Sacre Scritture, l’immaginario letterario e filosofico antico e medievale, sino alle avanguardie contemporanee, diventando, nell’età del positivismo, l’emblema di una nuova umanità incamminata necessariamente verso la perfezione. Antonio Fogazzaro, rileggendo l’ascensione cristiana con le suggestioni letterarie dell’‘amore passione’ e le categorie evoluzionistiche ottocentesche, volle proporre una conciliazione dell’antico dissidio tra Antichi e Moderni, tra fede e scienza, così lacerante nel clima post risorgimentale del conflitto tra Stato e Chiesa.

           Immaginò quindi un’umanità in progressiva ascesa che, attraverso il sacrificio interiore delle anime grandi, si purificasse dalle scorie del materialismo, del dogmatismo e dell’immobilismo volgare e clericale, servendosi della forza mitopoietica e «occulta» della moderna arte del romanzo, che nell’evoluzionismo spiritualistico trovava una scientifica rifondazione. Diede così vita ad un’affascinante ed inquietante figura letteraria di santo mistico e scienziato – concorrente dell’eroe esteta di D’Annunzio, del filosofo militante di Croce o del teologo attualista di Gentile – che fosse capace di imporsi alle classi dirigenti della Nuova Italia quale modello di unificazione fra modernità e tradizione, promuovendo un’appassionata azione civile e morale verso l’inarrestabile progresso della società". (2006) pp. 370

 

 

 

 

                                                                      

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           «povera greggia di casupole che il campanile governa»: così Antonio Fogazzaro definisce Jenne, dove è ambientata tutta la prima parte di uno dei suoi romanzi più famosi. Egli amò moltissimo questi luoghi, di cui parlò  sempre in termini poetici, come de «la conca bella che l'Aniene riga».

 

     "E non poteva essere altrimenti, dato che nel romanzo, preannunciando all'arciprete l'arrivo del protagonista a Jenne, l'Abate di santa Scolastica scriveva: "Ti mando un angelo di fuoco ardente che farà parlare di Jenne in tutto l'universo mondo" [...].

           A conclusione di queste note viene spontaneo dare uno sguardo d'insieme alle problematiche della comunità di Jenne, oggi. Jenne è un bel paese. Non è più la «povera greggia di casupole che il campanil governa».

Dal punto di vista urbanistico ha compiuto passi da gigante. Ha migliorato il suo aspetto esteriore (strade, case e servizi); i costumi sono cambiati: ogni settore della vita reca i segni della spinta del progresso. Tra la sua gente è persino visibile un discreto benessere.

 

             A tale crescita esteriore, però, non ha corrisposto la dovuta cre­scita socio-culturale e demografica. La mancanza di lavoro e di collegamenti con la Capitale hanno impoverito sia quantitativa­mente che qualitativamente tutti i suoi quadri.

La comunità si sente emarginata. Oggi il paese conta poco più di 500 abitanti.

 

         L'esodo è continuo; ad emigrare sono soprattutto i giovani e, di conseguenza, il paese invecchia. Tanti cognomi sono scomparsi, altri scompariranno con la fine delle persone anziane. Non vi sono più i De Carolis, i Cuzzarella, i De Luca, i Mantella, i Di Gio' Pietro, i Ciccarelli, i Perica, gli Iscariotti, i Caronti, i Da­nesi, gli Onori. Colonie di concittadini con questi cognomi sono nate a Roma, a Latina, a Nettuno, ad Anzio, a Villa Adriana, a Po­mezia, a Tarquinia e Cerveteri.

                 Le prospettive non sono rosee e non consola la constatazione che tutti i piccoli centri, non soltanto Jenne, soffrano dello stesso male. Jenne, però, è maggiormente penalizzata, perché oltre alla distanza dalla Capitale è situata anche al di fuori delle grandi linee di comunicazione. Il turismo stenta a farsi strada. Ragioni ogget­tive e soggettive, cui non è aliena una certa chiusura di mentalità, fanno da ostacolo.

 

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                   Essendo al centro del Parco dei monti Simbruini e sede del Parco stesso, le speranze di tutti sono orientate in quella direzione. Si aspetta l'insperato decollo! Ciononostante Jenne è e resta un bel paese. (op.cit. pp.42, 93)

 

 

ISTITUITO A JENNEIL 17 GENNAIO 2010

IL CENTRO STUDI

 

"ANTONIO FOGAZZARO"

 

PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA E DELL'ARTE

NELL'ALTA VALLE  DELL'ANIENE

 

 

www.centrofogazzarojenne.it